domenica 31 ottobre 2010

Brand Reputation & Brand Protection


Finche lavori per l'albergo danneggiato dalla recensione negativa, o per quella azienda poco conosciuta il cui marchio su Google viene associato a "truffa" o magari a "spostare in seconda pagina" qualche risultato poco gradito, in fondo non ci pensi piu' di tanto...

Poi ti capita che il lavoro ti porti su lidi lontani e questioni un po' piu' complicate come analizzare la differente percezione (online) del "manipolare il gene di una pannocchia per evitare una malattia della pianta" (ossia tutto il tema degli Ogm/prodotti transgenici, ecc) in parallelo al "manipolare quello di un embrione per evitare una malformazione" (e il relativo mondo della fecondazione assistita delle implicazione bioetiche, fino alle coppie che cercano soluzioni per curare il proprio figlio, ecc).

Fai un analisi di visibilità sui motori, analizzi i gruppi semantici e i "territori valoriali", usi qualche strumento "figo" per analizzare i concetti e le conversazioni sui social network, fai ricerche su Twitter, Facebook e analizzi il multimedia, come You Tube, le immagini, i wiki e gli articoli su portali specializzati e i magazine online... e costruisci un grande "puzzle" di concetti contrastanti e generalmente poco circostanziati, spesso "faziosi"quasi mai approfonditi :-) .

Viene da pensare ma a "vincere" è davvero quello giusto o comunque sia web o non web, rete o non rete, vincerà come sempre il piu' "diffuso/urlato"? e da dove arriva davvero "il sentiment" della rete? dalle coscienze dirette che la nuova diffusione della comunicazione e la facilità dell'accesso all'informazione permettono o è in gran parte un semplice "rimbalzo" di un "opinione pubblica" già formata "offline"?

Mi chiedo se poi alla fine noi tutti usiamo il web in una maniera che ci permetta di farne davvero un rivoluzionario strumento di confronto e costruzione delle proprie idee o se a "prevalere" è poi l'uso che lo rendono un semplice mezzo per la loro diffusione e poco piu'.

Viene da pensare, piu' in generale, su quali basi sono davvero radicate le nostre convinzioni/percezioni su cio' che "è bene" e cio' che "è male" e grazie a chi o come formiamo le nostre idee sulle cose.

Insomma, possiamo costruire le nostre opinioni su tutto allo stesso modo con cui ci formiamo l'idea di una stanza d'albergo grazie ai "commenti su Tripadvisor" ? :-) O c'è un limite?

Internet è davvero il mezzo migliore per formare le coscienze di noi "nuovi barbari" oppure non tutta la "verità è social", e non tutto il "2.0" è capace di produrre verita' ?

4 commenti:

Giovanni Cerminara ha detto...

Sono delle domande a cui è difficile dare una risposta secca. Per offrire un parere personale, penso che a vincere sia la via di mezzo tra il diffuso e l'urlato. Anche il sentiment potrebbe provenire sia da coscienza diretta, ma in molti altri è un semplice rimbalzo che alcune volte rende "virale" un qualcosa che a noi neanche interessa piu' di tanto, ma che come dici tu è già formata online da personalità autorevoli dentro le quali ti rivedi. Di Tripadvisor non mi fido tanto, quindi personalmente il limite è già individuato, ma non dimentichiamo che sono un addetto ai lavori, purtroppo o per fortuna (richiamando Gaber) è anche vero che per molte persone tripadvisor potrebbe essere fondamentale per la scelta di quell'hotel.
Internet è davvero il mezzo migliore per formare le coscienze di noi "nuovi barbari" oppure non tutta la "verità è social", e non tutto il "2.0" è capace di produrre verita'? Assolutamente no. Ciao Nicola ;)

Fausto ha detto...

Non tutto quello che gira nel web è "vero": tuttavia in questa fase prevale - come dici tu - senza dubbio l'"urlato" o il "maggiormente pubblicizzato".
Credo che sia il rovescio della medaglia della link popularity di Google e delle "analisi di sentimento automatizzate" proposte da alcuni strumenti, tra cui proprio quelli di Google.
L'importante è che si parta da un'analisi (spesso dettata da Google e co.), ma che poi nella fase di attività ci si metta "del proprio": per ora i social sono la cartina tornasole più importante per arrivare a questo.

Marco Iozzi ha detto...

La facilità di comunicazione resa disponibile da un mezzo tecnologico come l’internet non ha come necessario effetto la “costruzione” di una coscienza in coloro che lo utilizzano. L’internet di oggi è da una parte specchio di una società (purtroppo) di individui superficiali, condizionati e passivi, ma anche mezzo grazie al quale i condizionamenti e le illusioni che li rendono tali sono efficacemente rafforzati e diffuse. Quando ti chiedi se a "vincere" è davvero quello (messaggio) giusto (……) oppure il piu' "diffuso/urlato", la risposta è e sarà per molto tempo prevedibilmente la seconda. Quando ti chiedi “da dove arriva davvero "il sentiment" della rete? dalle coscienze dirette che la nuova diffusione della comunicazione e la facilità dell'accesso all'informazione permettono o è in gran parte un semplice "rimbalzo" di un "opinione pubblica" già formata "offline"?”, la risposta è: da entrambe, consapevoli però che le “coscienze” di cui si parla sono purtroppo in larga parte (in)coscienze.
Se poi il web sia o meno un mirabile strumento di confronto e costruzione di idee la risposta è si, lo è, posto che ci sia qualcuno che tali idee le sviluppi e quindi le condivida. Qui il punto è però quantitativo. E’ evidente che la maggior parte degli utenti del web, quelli che risaltano e sono percepiti ai piu’, non appartengono alla categoria dei pensatori nè a quella dei “rivoluzionari”. Costoro non sono infatti così visibili, non postano compulsivamente sui socialnetwork, non ripetono a pappagallo notizie di indubbia fonte e veridicità, non appestano i forum di discussione con post livorosi e violenti. Non mirando all’effimera popolarità promessa dai media e dai socialnetwork non appaiono ma ci sono. Per sincerarsene è sufficiente fare un “giro” su google ed impostare le opportune chiavi di ricerca, ognuno scelga le sue….
Oltre quelli a aggiungi anche coloro ai quali, come a te e a me, “Viene (ancora) da pensare, più in generale, su quali basi sono davvero radicate le nostre convinzioni/percezioni su cio' che "è bene" e cio' che "è male" e grazie a chi o come formiamo le nostre idee sulle cose”, e che costituiscono un altro importante “gruppo di resistenza del pensiero”, poco evidente (in quanto non urlante) ma cospicuo.
Quello che però è certo è che l’Internet urlata vive, anzi prospera, grazie alle orde dei Nuovi Barbari, quello splendido frutto dell’evoluzione che Baricco nel suo articolo pare così tanto apprezzare. Quello che però il buon Baricco si guarda bene (e direi furbamente) dal rivelare è cosa facciano, o meglio ancora, cosa siano ad arte programmati a fare, questi nuovi barbari. Privati come sono di profondità (di pensiero) essi riempiono l'abisso (interiore) con frenetica quanto bulimica ricerca di piaceri, e lo fanno per lo più nell'unico modo che è stato loro insegnato, consumando. Ecco cosa sono effettivamente i Nuovi Barbari, sono perfetti consumatori, servi dell’impulso, coatti condannati a riempire con il nulla il vuoto lascito della superficialità. Più che di nuovi barbari sarà biondi più corretto parlare di Nuovi Schiavi. Quindi l’ultima domanda che poni ha duplice risposta. Per i nuovi schiavi, pardon barbari, l’internet è sicuramente il mezzo per formare le loro (in)-coscienze e si, tutte le verità sono fuor di dubbio social.
Per tutti gli altri invece, per quanto pochi essi siano, la risposta è un no secco, non sono gli strumenti (tecnologici o meno) che plasmano le coscienze…. Sono le idee.

Ciao
Marco

Armando Travaglini ha detto...

La sentiment analysis è molto dura da fare in Italia, non ci sono ancora tools semantici degni di analisi accurate. Spesso per i miei hotel clienti, svolgo il lavoro manualmente o, al massimo, automatizzando la raccolta dei dati.
Capire che la gestione della reputazione online è uno degli aspetti cruciali all'interno di una strategia di web marketing turistico non è cosa semplice e gli albergatori spesso non riescono a capirne l'importanza strategica. Quando poi mostri loro i dati che il primo in classifica su TripAdvisor riceve in media l'11% di prenotazioni rispetto al secondo, allora aprono le orecchie e iniziano ad ascoltare. Sulla reputazione online di hotel ne ho parlato qui.

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